Un anno di corporeità
Anno nuovo, corpo nuovo: rivivere i ricordi, sul proprio corpo.
C'è chi, proprio nel momento del brindisi, tira un filo di sollievo, chiudendo l'anno appena passato e gettando, nel nuovo, tutte le aspettative. C'è chi, invece, è un po' più triste nel lasciare un anno che lo ha reso felice e contento. In mezzo: tante sfumature, quante persone esistono sulla Terra.
Poco importa dove ci identifichiamo in questi due estremi perché l'importante è sapersi guardare alle spalle e comprendere come ci siamo formati, come ci siamo plasmati, tramite tutte le nostre esperienze e tutte le nostre idee. Siamo cambiati, siamo rimasti gli stessi; abbiamo risolto questioni, ne abbiamo aperte altre; abbiamo cambiato gusti, abbiamo rinforzato convinzioni. L'importante è sapersi rispecchiare, anche nel male. Ma soprattutto nel bene. E sapersi ri-orientare.
Alcune pagine di filosofia ci insegnano, in modo non proprio lineare, che tutto cio' non è riassumibile intellettualmente, facendo una lista di fatti negativi e positivi o un resoconto di propositi portati a termine e da prefiggersi. Alcune pagine della filosofia contemporanea, infatti, ci insegnano a guardare più vicino. Meglio, non a guardare bensì a sfiorare il nostro corpo, perché è nel, sul, tramite il corpo che il nostro passato si ricongiunge con il presente e l'avvenire. E' il corpo, tutto il corpo, lo scrigno dei nostri ricordi e il veicolo dei nostri sogni. Non ci sono solo i pensieri, ma anche le sensazioni. Non c'è solo il cervello, ma anche i cinque sensi. Tutti uniti per creare il nostro essere nella sua simultaneità dei tre tempi (presente, futuro e passato) e non nella successione temporale e storica di attimi vuoti. I tre tempi della vita come un abbraccio simultaneo. Simultaneo, già, proprio come ci ha visti tutti uniti il brindisi per festeggiare questo nuovo 2011.
Auguri, belli corposi.
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