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Anoressia: la fame dell’anima

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scritto da Gabriella Ferrara
22/05/2012
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Magda ha diciassette anni e vuole fare la modella. Sessantaquattro chili per un metro  e settantacinque  sono troppi per quel mondo dorato in cui tutte sono maledettamente magre  e così  decide di non mangiare. Prova un piacere fisico nel vedere il piatto bianco senza cibo e lo stomaco chiudersi per la fame. A volte invece non ce la fa e mangia, mangia troppo fino ad abbuffarsi. Arriva il senso di colpa e  la voglia di punirsi. Ma non è sola, ci sono le comunità di hungry blogger e thinspot girl a supportarla su internet,  ad aiutarla nel suo cammino verso la perfezione, fatto di rinunce , privazioni, e punizioni verso se stessa, verso la sua vita e verso un mondo che non le appartiene. Il suo universo è diverso, è fatto di leggerezza, ali, corpi diafani ed evanescenti. Come una farfalla vorrebbe spiccare il volo e librarsi nell’aria, ma il peso del suo corpo glielo impedisce. Le braccia, le cosce, i fianchi sono appendici ingombranti, vorrebbe sentirsi libera, sospesa soltanto dalle sue ossa sempre più sporgenti, sempre più visibili. Le venera, le accarezza,  le condivide su Thumblr, piattaforma web preferita dalle hungry girl. L’aspirazione o  Thinspiration? Essere magre ad ogni costo.


Credo nella PERFEZIONE, mia unica meta verso la quale rivolgere tutti i miei sforzi. Credo nella Bilancia come unico indicatore di successi e fallimenti. Credo nell'Ana, mia unica filosofia e religione. Credo nell'inferno, perché questo mondo me lo ha mostrato!” Questo è il suo mantra. 
La sua  vita è scandita da riti e preghiere, preghiere ad Ana. Così chiama l’anoressia, una divinità, una realtà ineluttabile a cui sottostare. Inizia tutto con l’ABC (Ana Boot Camp) e termina con la Z di zero calorie.
L’abc diet è una dieta di cinquanta giorni che prevede restrizioni alimentari e cinque giorni di digiuno. Ispirata dai Boot Camp americani, i veri campi di rieducazione degli anni Ottanta, da cui i ragazzi uscivano pelle e ossa, apporta all’organismo un esiguo apporto di calorie. Quale miglior stimolo per ragazze malate di anoressia? L’intero percorso prevede cinquanta giorni oscillanti tra il digiuno e le cinquecento calorie (solo un giorno prevede ottocento kcal). Talmente impervio che molte riferiscono di non riuscire a proseguire oltre la seconda settimana.

 

Giorno dopo giorno,mese dopo mese, anno dopo anno, l’obiettivo è uno solo dimagrire, fino ad essere trasparenti.  “Io non voglio essere bella, voglio essere invisibile”, scrivono nei loro post. L’estrema magrezza diventa un'ossessione, un bisogno compulsivo da condividere sui social network. Il cibo è il nemico, l’antagonista da sconfiggere.

Poi c’è Mia, ovvero la bulimia. Le “istruzioni per l’uso” con annessi i particolari più raccapriccianti per indursi il vomito, (usare lo spazzolino da denti piuttosto che le dita) o contare tutte le pietanze alimentari vomitate, per  noi inconcepibili, diventano normale routine da ripetere tre, quattro volte al giorno, nei casi più estremi fino a quindici volte. E per nascondere lo sforzo? Portare sempre con sé una matita nera  per truccare gli occhi e lenire il rossore.
Ci sono ambienti in cui l’anoressia è direttamente proporzionale, il mondo della moda o della danza ad esempio. Campagne pubblicitarie che ritraggono modelle ossute ed emaciate sono solo la punta di un iceberg da debellare.

Isabelle Caro, modella simbolo della lotta all’anoressia, nel 2007, venne immortalata nuda da Oliviero Toscani per una campagna shock  contro questa malattia. “Con quest’immagine- riferì  la modella in un’intervista video- si vuole mettere a nudo, in senso figurato ciò che può nascondersi dietro il mondo dorato e patinato della moda, cioè la morte. Io in quel momento rappresentavo quasi la morte”. Quella spirale mortale l’ha avvolta e l’ha presa  con sé nel 2010. Lei non ce l’ha fatta, ha capito troppo tardi che voleva vivere.


Rebecka Peebles della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora ha monitorato 180 blog pro-ana e lancia un nuovo allarme: questi blog incitano a diventare anoressiche,  descrivono la magrezza come un punto di forza e l’anoressia come un’amica fidata. Vogue Italia ha promosso una petizione contro questi siti, un’iniziativa lodevole, sintomo che qualcosa sta cambiando anche in ambiti dove la magrezza spesso è sinonimo di bellezza.

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