Nicola Formichetti - Big from Japan
Il creatore di moda più in voga del momento!
Estro indiscutibile, stravaganza ed eclettismo. Nicola Formichetti, classe 1977, ha tutte queste qualità. Prima le numerose collaborazioni con Lady Gaga (ricordate l’abito-scandalo di carne indossato agli MTV Video Music Awards 2010?), ora la scelta di un nuovo testimonial per la campagna promozionale della collezione autunno/inverno di Thierry Mugler, il marchio che dirige: The zombie boy, Rick Genest, l’uomo ricoperto per l’80% da tatuaggi.
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Nato in Giappone, da papà italiano e mamma autoctona, Formichetti si trasferisce da piccolissimo in Italia, fino al diploma. La facoltà di architettura è stata solo una scusa detta ai genitori per approdare a Londra, la città da sempre sognata, e il lavoretto da Vivienne Westwood, il primo vero contatto con il mondo patinato. “Non facevo altro che rubare vestiti”, ammette in un’intervista. Poi le esperienze presso Dazed&Confused, Vogue Hommes Japan e, infine, l’eredità del marchio di Thierry Mugler.
“All’inizio ho pensato di non essere in grado di gestire un ruolo del genere – afferma -. Non puoi resuscitare Mugler. Mugler non era solo ‘moda’. Era musica, underground: una sottocultura, un uomo. Poi ho fatto ricerca, non tanto su quello che aveva fatto, ma sulla sua storia personale. Quando sono arrivato alla radice di tutto quanto, ho scoperto che non aveva mai frequentato una scuola di moda e che era sempre stato un outsider, un punk”.

Occhi a mandorla e colori decisamente meridionali, per uno stile post moderno, rock, spesso stravagante, ma caratterizzato sempre dalle linee essenziali, statuarie. Spalle importanti, su lunghe ed esili figure. Quasi un Helmut Newton della passerella, tra dominatrici ondeggianti su tacchi vertiginosi.
“Il focus di Mugler è sempre stato sulla moda femminile. La gomma, le forme classiche, le perle favolose. I suoi abiti sono sempre stati in grado di conferire potere, tanto attraverso la forma dominante, quanto con l’ampliamento della linea delle spalle. Si è sempre trattato di trasformare gli umani in super-umani. Quello che desideravo era fare mio quel potere. I miei abiti, anche per la linea uomo, creano ancora delle forme imponenti, ma più semplici. Rick Genest mi è sembrata la combinazione perfetta. Chi può rappresentare meglio di lui l’esternazione dei propri sentimenti interiori?”
Artefice dei look di star come Robert Pattinson, Chloe Sevigny, Kirsten Dunst, Scarlett Johansson e Justin Timberlake, più che un creativo è un vero e proprio manager, usando i suoi stessi pupilli per alimentare il proprio giro d’affari.
“Odio il termine stylist. Io non mi limito a mettere i vestiti addosso alla gente. Non mi frega neanche dei vestiti, davvero. Mi sono sempre considerato un art director, una persona il cui lavoro è quello di creare delle atmosfere, controllare un’immagine nella sua totalità. Amo avere il controllo completo del design, dello styling, della fotografia e poi pubblicarla sul magazine e occuparmi di marketing e trend”.

Animo freak, più di un pizzico di trasgressione e idee molto chiare. Nel sistema moda “le persone di una certa età se ne devono andare. Dopo dieci anni di attività il problema sono le idee. Ad un certo punto mancano quelle buone. Per quanto mi riguarda, chiaramente voglio che tutto il mondo apprezzi quello che faccio. So che è impossibile, ma sono un idealista”.



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